perchè direfarebaciare

Perchè direfarebaciare
Un’immagine. Un cortile con grandi alberi, in alcune zone erba in altre il terriccio duro come il cemento calpestato da troppi piccoli piedi per poter rifar crescere un po’ di verde. Un bel sole che si sta risvegliando in aprile, sullo sfondo una scuola a due piani dal color mattone rassicurante. Un esercito di ragazzini piccini che giocano. I più dietro a un pallone, qualche piccola rissa qua e là e gruppetti tutto un vociare disseminati nello spazio. E in questi gruppetti una mano aperta in centro e una voce “dire fare baciare…”.

Da questa immagine parte l’idea di chiamare questo progetto “dire fare baciare”.
Da una tradizione che parla della nostra storia, dei nostri valori e che in qualche modo va riscoperta.
E allo stesso tempo uno spazio, un luogo e un tempo in cui è forte il desiderio di sperimentare, creare, reinventare nuovi linguaggi.  Tradizione e innovazione, quasi due opposti, quasi contraddizione. Potrà sembrare scontato ma senza una dimensione non può esistere l’altra.
“Dire fare baciare”, parola azione ed emozione. Parole magiche, un filo conduttore dei diversi appuntamenti e della creatività che verrà rappresentata.
E nel gioco “dire fare baciare” nessuno è semplice spettatore. Tutti devono sforzarsi nel trovare la penitenza da applicare.

“dire fare baciare” in ultimo un gioco. Le realtà che hanno pensato questo progetto, i singoli artisti che lo compongono, con lo spirito del gioco stanno affrontando la realizzazione dei diversi momenti. Non si vuole insegnare, non c’è la pretesa di essere o rappresentare “i nuovi linguaggi”, ma solo lanciare una proposta di lavoro e contaminazione, offrire uno spazio di racconto e ascolto, provare a giocare con esperienze nuove, incoraggiare possibilità di scambio e confronto al tanto fermento che popola la nostra città. Un gioco per l’appunto, niente di più… e alcuni si chiederanno ma il “lettera e testamento”? Arriverà anche quel momento...

Simone
2008

 

CHOOSE YOUR LANGUAGE, FIND YOUR SPACE!

Di piccolo formato, tascabile, quasi un taccuino - come questo su cui scrivo - non un portatile, non una macchina da scrivere, non un registratore vocale… e non è che sono ‘sfigata’, possiedo tutti questi “elettrodomestici” e li uso quotidianamente. É che direfarebaciare è un classico: un taccuino su cui annotare cosa c’è di nuovo oggi, in città, fra i giovani.

 

Non so se ‘nuovo’ è il termine giusto, perché alla velocità con cui ci si muove nel contemporaneo, nuovo è già passato. E se si va così veloci potremo assimilare tutto ciò che ci trasmettono o essere così veloci significa stare fermi? L’anima e il corpo hanno dei tempi, non sono immediati come i nostri sensi, rischiamo di farli collassare. Magari si adatteranno anche loro ai nuovi linguaggi e ai nuovi tempi di reazione, ma siamo sicuri che non perderemo niente? Che non rischiamo di cancellare qualcosa di importante? Come se per disabitudine e disaffezione ci lasciassimo dietro qualcosa di cui non ci rendiamo conto e che ci potrebbe rendere capaci di profonda espressione. E senza profonda espressione, sarà difficile trovare un contenuto per i nuovi linguaggi.

Poi nuovo non è ex novo, è solo un modo diverso. Sembra quasi una montatura culturale, un’espressione artistica supportata dalla tecnologia per i fenomeni di massa. I linguaggi sono molteplici e infiniti, quelli tecnologici sembrano quelli più innovativi, ma non bisogna confonderli con gli strumenti. “Io mi esprimo a parole, ma è il modo in cui le uso che dà forma alla mia espressione”. La scelta del mezzo è fondamentale per ciò che si vuole trasmettere, ma non è l’espressione stessa.

Il giornalino in quanto tale è un ritorno al passato, non è nuovo linguaggio, addirittura si dice che stia perdendo significato nell'era di internet, ma il senso di stampare esiste ancora.

 

Il linguaggio è l’espressione di quello che senti, che vedi, che tocchi, che odori, che sei!

Ce ne sono molti e continuiamo ad inventarne, perché abbiamo bisogno di più, non siamo mai soddisfatti. Avevamo iniziato sui muri della città, poi le T-shirt, i tattoo, le spillette e tutti quei linguaggi underground diventati mainstream… adesso la rete in tutte le sue forme: blog, myspace, YouTube, tutti i social network creati ogni istante, tutte superfici e spazi liberi possibili, su cui sperimentare ed esprimersi.

E’ tutto in noi! Siamo su Second Life, vogliamo una seconda possibilità. Ci auto-creiamo a nostro piacimento, siamo gli avatar di noi stessi. Non ci basta più avere e utilizzare tutte le estensioni tecnologiche e futuristiche. Vogliamo una Tv alternativa e andiamo su YouTube, la tv che facciamo noi e gli altri. Abbiamo bisogno di amici e li addiamo su myspace!

Oggi abbiamo accesso facilitato a tutte le nuove tecnologie che un tempo erano di utilizzo esclusivo di professionisti. Il futuro si è concretizzato: noi siamo fotografi, videomakers, musicisti, ma non significa che siamo tutti LaChapelle, Gondry o Aphex Twin! E se non c’è un’anima, una sensibilità, un percorso, una formazione, diventa solo narcisismo, un clichè alla moda.

E la musica? Dovrebbe essere più libera, più fruibile, più condivisa. Sì è online, in download, sulle netlabels ed è anche in vendita su i-Tunes. Ma è un’espressione culturale o un prodotto multinazionale che ci ha fatto diventare tutti “una testa, un’iPod”?

 

TO&TU non è un linguaggio in codice: è una risorsa, una possibilità, una piattaforma, un’officina delle idee, una fucina, uno spazio in cui esserci, interagire, inventare, portare, fruire. Una modalità nuova per uscire dalla cameretta, scollegarsi dalla rete, uscire dal myspace, diventare amici - ma per davvero - per conoscersi, incontrarsi, confrontarsi, condividere. Perché c’è ancora bisogno dell’esperienza, di toccare con mano, di guardarsi negli occhi.

I Centri TO&TU sono luoghi per i giovani della città. E i giovani sono inventori, portatori e fruitori dei loro stessi nuovi linguaggi. Alcuni emergono facilmente, altri rimangono sommersi. Nelle room-boy, nelle memorie virtuali e digitali, nelle strade, nelle periferie… Ma quanti ancora sono inespressi?

 

C’è sempre il corpo, la testa, il cuore, che ti fanno emozionare per un’immagine, un gesto, un suono. C’è ancora tempo e spazio per l’immaginazione e i desideri. Siete pronti? Siete caldi? Provate insieme a noi a trasformare un taccuino per appunti in uno spazio d’espressione, estendibile su web - obviously ;) - ed anche fisico e metropolitano, in tutto quello che siamo. Giovani. Nuovi. Innovativi. Non necessariamente nuovi. Non necessariamente innovativi.

 

Faccio fatica a scrivere a penna e stare fra le righe del foglio… ricopio tutto su programma di scrittura, sul mio monitor, tastiera e mouse, taglio, copio e incollo…

 

[copy, cut & paste di chiacchierate, chat, mail e videochiamate su skype con Federica, Ricky e Pietro, giovani in città].

 

Stefania

2008