INVASIONE / NON INVASIONE

21 settembre 2011
Bookmark and Share
Immagine

Invasione/ Non invasione
Vittoria Biasi
L’installazione Invasione/ Non invasione ha origine da esperienze reali dell’artista: oggetti semplici o specialistici costruiscono un principio di verità, esaltati e destrutturati nel procedimento di ripetizione. La loro immagine impressa su fogli trasparenti trasforma la realtà quotidiana in fasci di luce, in essenze che aleggiano mosse dal respiro dell’ambiente. Le pagine-corpo hanno il colore dell’aurora o del tramonto, di una luminescenza cromatica che aspira a una sua vita. Fin dalle prime opere (entrata/ uscita dalla gabbia - 2006), Valentina Colella sperimenta un segno sull’orlo della sua stessa evasione, cercando un confine in cui incontrare il crollo del limite.
Lo scenario dell’artista è una costruzione linguistica, un esercizio di stile per la conquista di una visione personale, non filtrata da stereotipi o mode. Il progetto proposto da Valentina Colella per AOCF58 si configura come opera site specific, in cui l’artista mette in gioco un pensiero sociale sintetizzato nel titolo Invasione/ Non invasione, nella collocazione dell’opera che non si impossessa delle pareti e nella scelta del media.
La parola “invasione” coinvolge il desiderio di espansione nello spazio. Lo slash riconduce alla dimensione intenzionale, al concetto di soglia da valicare o da cui osservare il proprio contrario. L’espressione condensa le polarità del sentire, dell’agire tra l’ombra e la luce. In tal senso, il titolo indica la variante naturale, l’erosione di un significato, lo spostamento minimo verso la rappresentazione: l’intenzionalità dello spazio tra l’allusione al corpo e la sua suggestione. Il corpo, nelle differenti specificità, nella sua assenza, è il referente di una linguistica, di un’edificazione demagogica, di visioni evanescenti, minime. Per l’artista, lo spazio e l’assenza tracciano il perimetro concreto della narrazione attorno al corpo, alle sue segnaletiche oggettuali.
Il vuoto è parte visiva della poetica e della metafisica del linguaggio, è liberazione di possibilità, ricerca di senso, segreto diffuso attorno al concetto di assenza. La trasparenza delle immagini costruisce uno statuto imprendibile, fluttuante in un discorso oltre la frontiera dell’essere. Il termine corpo, in ogni lingua, attraversa molte metafore e il corpo femminile, in ogni storia, molte invasioni.
“ Gli oggetti presentati, afferma Valentina Colella, appartengono al mondo privato, che è il tema ricorrente nelle mie opere. La loro rappresentazione è un gioco di osservazione quasi morbosa dell’intimità e dell’intimo dove scorre l’aspetto segreto della vita. I luoghi sono spesso rappresentati dagli oggetti che li occupano. Questi possono descrivere la vita di una persona. Per la mia mostra ho caratterizzato lo spazio con ciò che necessita per la cura della bellezza e dei problemi legati all’essere donna. Nell’installazione lo spettatore può scegliere se avvicinarsi ai miei oggetti, passando nell’opera per viverli, o può evitarli, per vederne altri o farli restare ombre, spettri sospesi, passando ai lati dell’installazione”.
Sulle pareti della galleria, il gioco di ombre e luci si confonde con la videoproiezione degli stessi oggetti, con l’ombra degli spettatori, dando vita ad una giostra involontaria, ad una sovrapposizione di essenze.