il figlio del vostro insuccesso

di: lu
06 aprile 2010
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Documento

Capitolo 1
Una vita come tante.
"Buon giorno, lei è qua in qualità di candidato per il posto vacante all'interno della nostra ditta, abbiamo vagliato il suo curriculum e..."
"Mi dica ingegnere... e....?"
"Lei attualmente ha un'occupazione, a tempo indeterminato, che le garantisce un discreto guadagno ogni mese..." Nel mio cervello quella frase si era gia chiusa, sapevo che mi avrebbe fatto la solita domanda. Come tutti gli altri del resto.
"...cosa la spinge a guardarsi attorno, e cercare un nuovo impiego?".
Chi mi sta parlando è un dirigente di una ditta di trasporti, tutto tirato dietro la sua scrivania in legno massiccio, con le scarpe nere lucide, vestito grigio scuro, cravatta stretta al collo, occhiali tondi spessi mezzo centimetro; io lo fisso, dritto negl'occhi, attendo il momento d'imbarazzo, la rottura di quell'immagine da nazista che ho davanti, e appena lui distoglie leggermente lo sguardo, io rispondo:
"Crescita professionale?!"
...... "La ringrazio, le faremo sapere".
Non è stata una delle mie migliore risposte, definire crescita professionale il desiderio di andare a fare il camionista...bhè....può essere letale nel gioco dei colloqui. La realtà però è un'altra, ultimamente il mio lavoro non mi soddisfa, ne a livello professionale, ne a livello economico, è da tempo che desidero avere qualche soldo in più in tasca, giusto da non dover lottare ogni mese.
Decido di riprendere la mia roulette di curriculum in un momento successivo, tutti i colloqui previsti per la settimana li ho finiti, e tutti han dato lo stesso esito: "La ringrazio, le faremo sapere qualcosa al più presto".
Mi dirigo verso casa. Io non abito proprio a Torino, vivo in un bilocale, stile casetta indipendente, nella prima cintura della città, questo perchè avendo un cane di taglia grossa, sono ben poche le persone che affittano le proprie mura ad un ragazzo tatuato, con la cresta, accompagnato da un "Cerbero" in miniatura. Probabilmente avrei avuto molti meno problemi se avessi avuto un Boa Costrictor al posto del mio cane. A casa mia la televisione è stata messa al bando, ero stanco di tutta quella merda mediatica che ti farcisce gratuitamente il cervello giorno, dopo giorno, dopo giorno, dopo giorno... Solo internet, libri, musica, e film, sono stato costretto ad una attenta scrematura nella vita, per non finire plagiato anch'io dal successo dei vari reality, dalle avventure poliziesche, dalle fiction, dalla censura giornalistica, dai cartoni animati.
Poso il casco e le chiavi della moto sul tavolo in vetro, mi faccio assalire dal mio cane, che nient'altro cerca al di la della mia attenzione, mi siedo 5 minuti sul divano, il tempo di rollare una canna e porto fuori la bestia a sporcare. Rientrando, stanco dalla giornata di lavoro, opto per finire la mia canna sdraiato sul divano, magari leggendo qualche quotidiano, informandomi su cos'è capitato nel mondo, è qui, il mio occhio cade su una notizia di cronaca nera, il titolo diceva " BULLO QINDICENNE ACCOLTELLA ANZIANO SUL BUS". Sconfortato, allontano il pc, appoggio la testa sul cuscino, chiudo gl'occhi, e penso...
Cos'è cambiato nel mondo? Quando è iniziata questa strage? Da quando ogni mio amico, ogni mio conoscente, parente, ogni persona che conosco, e non, potrebbe essere un potenziale omicida? Capita a chiunque, oggi, il pericolo non ha più età, etnia, estrazione sociale, non ti guarda più con occhi gelidi e spaventosi, può arrivare dal viso ancora infantile di uno sfrontato quindicenne. Da uno stronzetto qualsiasi. Border line. L'orlo tra lucida follia, e schizofrenia, tra cosciente e non, quel sottile muro che divide le fantasie, dai gesti quotidiani, l'angioletto o il diavoletto. Perso nei miei pensieri, con un mozzicone tra le labbra, le occhiaie un po’ marcate, vestito ancora con "la divisa da colloquio" ( pantaloni neri e camicia bianca, scarpe classiche modello sportivo) mi addormentai sul divano.
Un rumore assordante, fastidioso e acuto turba i miei sogni. "Dannato cellulare, chi cazzo è che mi
 
sveglia?....Pronto?" Cazzo!
Tra tutte le persone, l'ultima che avrei voluto sentire è quella che al momento mi sta strillando nelle orecchie. "...Certo amore, certo. Si, più tardi passo da te. Si si.... Ma non ho nulla stavo dormendo....Che palle....A dopo!" Sonia, la mia ragazza. Onestamente non so neanche perchè ci stia ancora assieme. Ci eravamo conosciuti alle superiori, e dall'età di 18 anni, a oggi, lei è stata più o meno la mia sola donna ufficiale. Non centra un cazzo con me, ama tutti quei programmi stupidi alla televisione, adora dare nomignoli stupidi, s'incazza quando guardo un'altra, e più che altro, mi pressa, mi pressa a livelli allucinanti per farmi fare straordinario, guadagnare di più, di più!
Come ogni sera, estraggo dall'armadio una busta, "Pasta alla siciliana. Pronta in 7 minuti", verso il contenuto nella solita padella, accendo il fuoco, pongo la padella carica di cibo liofilizzato sul fornello e mi accendo una sigaretta. Rimango con lo sguardo fisso, gli occhi incollati alla parete arancione, persi nel colore, la mente è ancora un po scossa dai pensieri causati dall'articolo, mi sento schiacciato dal peso della coscienza , ma è davvero possibile impazzire? Io da sempre gioco sul macabro, stuzzico la fantasia con ipotetici omicidi alle più svariate persone, nei più svariati modi, rido su ciò che apparentemente è truce, ho il cervello grottesco, splutter.
Torno in me. Finisco la siga e in tanto apparecchio, mangio, e poi mi avvio verso casa di Sonia.
Decido di prendere la macchina, ho voglia di ascoltare un po’ di musica, e per farlo, è molto più comoda la macchina della moto. AHhh... Sano e buon rap. Io penso che il rap sia il blues della mia generazione, è uno degl'ultimi pochi generi musicali che tenta di parlarti, di smuoverti. Ovvio, c'è e ci sarà sempre il tizio che mi parla di soldi, puttane, droga....con questo, il resto è oro grezzo.
Vengo invitato a prendere un caffé con i genitori di Sonia, qui tutti mi guardano come se io fossi suo marito. E pensare che io non so perchè ci sto assieme. Il padre, un'incravattato omone di quasi 2m, biondo, con una mano grossa quasi quanto metà del mio petto, giocatore di non so quale cazzo di sport, ex fumatore, ex alcolista, ex picchiatore, in somma, un delinquente dei tanti che parla di redenzione. La madre, una cassiera di 1.40m, sempre sorridente, ma quel sorriso di cera, finto, come se stesse recitando, come se non potesse far trasparire emozioni negative, come se volesse dire a tutto il mondo "Guardatemi!!!Anche io sono felice!!!".
Tutti e due li, a puntarmi come avvoltoi, uno che sembra volermi sparare da un momento all'altro, e l'altra, che voglia illuminarmi grazie alla radiosità della sua finta anima. Due avvoltoi.
"Allora? Come procede il lavoro? Facciamo strada? Perchè non sai la fortuna che hai?! alla tua età, ad avere un lavoro fisso, una casa, una bella ragazza che ti ama...."
Ecco! Ci risiamo, la solita menata su quanto sono fortunato.... LAVORO-FAMIGLIA. Ma chi cazzo vi vuole?
".....perchè voi 2 un giorno, quando avrete dei figli..."
Grazie a Dio la donna di cera lo interrompe.
"Smettila caro, non si dicono certe cose davanti a lui, si potrebbe sentire in imbarazzo, potrebbe sembrare che noi vogliamo mettergli fretta per ufficializzare le cose con Sonia!"
Di tutta risposta la donna riceve un rutto, che se non fosse stata x l'eccessiva distanza, l'avrebbe ribaltata dalla sedia.
Non ci sono più, sento solo voci lontane, rispondo ad automatismi. Lasciatemi stare! A me non me ne frega un cazzo dei vostri programmi, io voglio solo vivere. Passano 45 minuti di insofferenti discorsi, quelli da padre in figlio, peccato che lui non sia mio padre, poi mi chiudo nella camera con la loro figlioletta adorata. Sono stanco di sentire discorsi, stronzate, non le do nemmeno il tempo di far vibrare una corda vocale, al "CLACK" della chiave nella serratura l'afferro per un braccio e la piego sulla scrivania. La scopo. Questo non è sesso, non è amore, sto profanando il frutto dei due avvoltoi, sto penetrando il simbolo del loro defunto amore, e lo sto infettando di merda. Tutto è finito, non ricordo
 
dove ho letto che la sensazione di pace dopo un amplesso è dovuto dal rilascio di endorfine dal nostro corpo, ma mi sta bene. Endorfine, schiacciate ogni singola cellula celebrale, scacciate paranoie e stress...endorfine....poi nulla!
Sonia si sta ricomponendo, si gira, e mi fissa:
" Sei stato strano prima, eri...più violento. Ma ti giuro, non ho mai goduto così".
Io sorrido, l'accolgo in un finto abbraccio, per nulla sentito, pura circostanza, lei mi guarda, mi dice che mi ama, ma io non sono presente, sono incastrato tra i miei pensieri, come un pesce bloccato dall'immondizia plastica scaricata in mare!
La saluto, varco la soglia della camera e loro sono li, seduti sul divano, le facce colorate dalla luce emessa dalla televisione, sguardi vuoti, persi in stronzate. Saluto, loro ricambiano con un grugno, io esco, chiudo la porta blindata e mi dirigo verso la macchina. Che serata di merda!
Il sabato mattina è il mio momento preferito della settimana. Non lavoro, e posso dormire fino a quando mi pare.
Il sole è gia alto nel cielo e io nonostante il mal di testa, mi sento pronto x accogliere al 100% questo nuovo giorno, i due avvoltoi sono solo un ricordo lontano, come tutta la serata del resto. La ragione della scarsa memoria è accanto al mio letto; ci sono mozziconi di canne, cartine, posaceneri sul punto di esplodere e un paio di bicchieri incrostati ,che un tempo non molto lontano dovevano contenere Sambuca o simili...Sono il classico disegno del ragazzo sbandato, sono il figlio del "vostro insuccesso".
Una sana e buona colazione, è quello che occorre per avere energie a sufficienza a chiudere una giornata in positivo. Mi vesto, preparo una canna per il post colazione, e mi dirigo al bar all'angolo della strada. "Ciao Ste, che si dice? Io mi sono passato una serata di merda con la mia ragazza e i suoi, necessito di un ottimo cappuccino". Stefano è un simpatico ragazzo della mia età, lavora nel bar dei genitori, e volendo essere sincero non è proprio un genio, quello lo è suo fratello gemello Carlo; lui è più aggraziato, acuto, ha i lineamenti del viso meno grezzi... è come se avesse succhiato tutto ciò che c'era di positivo nell'utero e avesse lasciato gli scarti al fratellastro. Sorseggio il mio cappuccino al banco, mentre Stefano mi spiega il perchè del Toro in crisi. A me, ovviamente, non potrebbe fregar di meno, ho sempre odiato il calcio, dei miliardari che corrono dietro ad un pallone non mi generano felicità, ma solo rabbia! Io guadagno 1200 euro scarsi al mese, mi rompo il culo per otto ore, nessuno mi chiede autografi, nessuno quando sono davanti alla bollatrice mi acclama, a nessuno frega il cazzo sapere con chi sto, non ho file di donne che mi aspettano per vedermi in spogliatoio... E più che altro NON GUADAGNO 1000 EURO AL MINUTO!!!
Fatto sta che tra una stronzata e l'altra ho quasi finito la mia colazione, mi rimane giusto la brioche che mangerò dopo da qualche parte, quindi prendo ancora un pacchetto di sigarette, le cartine, pago e mi dirigo lungo il fiume. Mi piace camminare, anche se per brevi distanze, e con uno scopo. Non sono certo la persona che il sabato, va a farsi su e giù per le vie del centro senza una reale motivazione, e infatti io so bene dove sto andando, una panchina stupenda, che costeggia il Po. Ammetto che la visuale non sia delle migliori, oltre a vedere un fiume di color verde militare opaco, qualche tronco e detriti vari portati dall'ultima alluvione, rimane ben poco. Io mi siedo, mi metto le cuffie nelle orecchie e inizio a gustarmi la mia brioche al cioccolato. Se il buon giorno inizia dal mattino, questa sarà stupenda, perchè al momento mi sento davvero rilassato, come non succedeva da tanto. Non ho impegni, non ho neanche il cellulare dietro, ci siamo solo io, la mia brioche, la musica, e la canna nella tasca posteriore dei pantaloni.
La brioche è finita, così tiro fuori la canna e l'accendo. Pare ovvio che al momento nulla mi possa turbare, ho una perfetta colonna sonora sparata nei timpani, e questo fumo, è stranamente davvero buono. Nella ciclabile qui davanti, sono gia passati vecchi, vecchi che fanno sport, giovani che fanno sport, solo gente che fa sport, nessuno da poter fermare con una scusa stupida tipo : "Oh.. Hai mica
 
d'accendere". Ho gia fumato più di metà canna, e sto prendendo un attimo di sosta, quando vedo arrivare una ragazza con un cane. Lei è bella, riccia, molto mediterranea, cammina con un sorriso stampato sulla faccia, si muove un po’ goffamente dietro gli strattoni del cane che sembra interessato a qualunque filo d'erba. Appena si avvicina la guardo e le propino la classica frase dell'accendino, lei mi fissa per qualche secondo, si sfila una cuffia e mi dice:
"Scusa? non ho capito, avevo la musica."
"Hai mica d'accendere?"
"Si si, te l'ho do subito. NINA!!!FERMA!"
Nina è il nome della creatura covata di nascosto da Satana in persona. Un Labrador di appena un anno che espelle curiosità a ogni respiro, costantemente in movimento, incapace di star ferma, disubbidiente... Ma alla fine è un cane, è il mio non è da meno...quindi...
"Bella rogna quel cane, non sta ferma un secondo, anche il mio è così, è lo trovo davvero stressante"
"No no, lei non è mia, è di un' amica"
"Ah..." La situazione sembrava andare morendo, quando mi accorgo che il suo occhio si è allungato per vedere cosa sto fumando. "Vuoi favorire? Io preferisco fumare in compagnia...Davvero." Decide così di unirsi a me e chiaccheriamo a lungo, mi racconta che studia psicologia, che vorrebbe andarsene di casa ma non riesce a studiare e contemporaneamente fare un lavoro che le consenta di vivere fuori, della sua passione sfrenata per i Doors, di quanto le piaccia fumare e tante altre piccole cose. Rimaniamo su quella panchina ben oltre il tempo di una canna. Con lei mi sento in sintonia; non mi capitava da tempo d'incontrare una persona così affine. Dopo un'oretta di discorsi io devo tornare a casa, mi sono ricordato che devo ancora portare fuori il cane, lei vorrei chiedere il numero, ma tanto non ho il cellulare dietro, e poi, oggi non è il caso, se mai la ricontrerò.... Ma vaffanculo, bisogna saperla coltivare la fortuna.
"Oh, mi ha fatto davvero piacere conoscerti, ti lascio il mio numero, nel caso tu voglia andare a bere una birra." Lei fa un sorriso, prende il cellulare e salva nome e numero sulla rubrica, mi dice che mi farà uno squillo più tardi, in modo che anch'io possa salvare il suo numero.
Sto tornando a casa, la strada non è lunga, ma c'è molto da osservare, tipo quella madonnina a lato della strada. La gente passa, e lascia qualche fiore, magari qualcuno si ferma pure a venerarla. Io non credo in Dio, dopo la morte ci sono solo vermi e decomposizione, non ho ne rispetto ne stima per l'istituzione ecclesiastica. Preti, vescovi, cardinali, chiese, suore, regole e dogmi, tutti mezzi per spillare anima al prossimo (ammesso che un'anima ci sia). Come può un uomo compiere le peggiori atrocità, ed essere assolto al cospetto del Divino, solo per essersene pentito? Come si può perdonare un pedofilo? Col cazzo che vi porgo l'altra guancia! Sono loro i primi a offendere lo stesso dio in cui credono avendo trasformato l'istituzione "chiesa" in un'azienda con tanto di profitto annuale, sono le loro menzogne a offendere Cristo, la loro sete di potere, i tesori del Vaticano. La gente muore di fame e il Papa si aggira con anelli che valgono quanto il P.I.L. annuale dell'intera africa. Questa non è giustizia, questo non è amore, questo è sbeffeggiare il più debole, il più sfortunato. Se un Dio c'è, sta giocando le nostre vite a dadi con Satana.
Finalmente sono arrivato a casa, la buca delle lettere è stracolma, ci sono pubblicità, lettere dalla banca, pubblicità, ancora pubblicità e bollette. Lo stato mi ricorda che dovrei pagare il bollo per poter circolare con la macchina, l'Enel che avrei dei debiti nei loro confronti, la Smat che l'acqua ha un prezzo e loro hanno l'impressione che io me ne sia scordato. Accanto a tutti questi miei debiti, il nuovo televisore HD da "soli 650 euro", la nuova PS3, il nuovo cellulare, il nuovo pc.
"Ma porca puttana, continuano a infilarmi ste cose nella buca assieme agli elenchi di ciò ke dovrei pagare. Eh basta Cristo!"
La mia è una reazione standard, sviluppata in anni di "bollette/pubblicità". Stessa frase che porto avanti
 
da troppo tempo. Ho davvero bisogno di un nuovo lavoro.
Passano ore, io pulisco casa, bevo alcolici, fumo, mi schianto su di un muro di veleni mentre cerco di dare una parvenza di pulito alla mia dimora. Sono le 19.00, il mio corpo è in pieno smaltimento alcolici, la mia faccia gia magra, sembra incavata nelle ossa, ho delle occhiaie verde sbiadito, la pelle quasi cianotica, sono sudato e sfatto. Mi dirigo barcollando verso il cesso, è la nausea a obbligarmi in ginocchio con la testa per metà dentro la tazza. Sputo, una, due ,tre volte, un rigolo di bava segna una strada retta tra il mio labbro inferiore e la pozzeta d'acqua. Anche questa volta si trattava solo di un falso allarme, nulla di concreto, e io mi sento ancora gonfio di merda. Collasso sul divano.
"Ohu! Ohu! Drogato del cazzo ti riprendi?"
Queste sono le prime parole che sento mentre lotto per aprire gli occhi. A insultarmi e strattonarmi nell'intento di riportarmi alla vita c'è Abramo.
"Bastardo! Sai che odio essere svegliato male. Ora la serata sarà una merda."
"Cazzo dovevo fare? Eri li, sembravi morto... Dal tuo stato deduco che ci siamo dati alle pulizie di casa eh?"
Tra i miei amici, è ben nota questa mia abitudine. Poiché odio pulire casa, lavare i piatti, i pavimenti, raccogliere le tonnellate di peli abbandonati dal mio cane, mettere in ordine vestiti, piegarli, staccare dalle pareti quelle strutture perfette quali sono le ragnatele e via dicendo, ho adottato da molto tempo la tecnica "mi scasso e non ci penso". L'unica pecca di questa bizzarra abitudine è la mia alta inclinazione a raggiungere il limite, così, mi trovo spesso ad assumere sembianze più consone a un morto che non a un essere ancora dotato di respiro e capacità motorie.
"Lascia stare Abramo. Anche sta volta devo aver perso il conto dei bicchieri svuotati."
"Cazzo...Si vede! Senti un po’, ma sta sera che facciamo? Direzione Murazzi?"
"Bhe, che altro vorresti fare? Mi sembra ovvio. Io proporrei una birra da qualche parte in centro e poi ci becchiamo con gli altri."
"Bella, mi sembra un'ottima idea, però prima ho da chiederti un favore. Non è che hai una maglietta da prestarmi? Questa non mi va proprio oggi.
"E perchè cazzo l'hai messa?"
"Non so, ho trovato questa e ho pensato che al massimo, poi mi sarei cambiato da te."
Sto finalmente camminando con Abramo, lungo le vie periferiche del centro torinese alla ricerca di una birra a basso costo. Lui indossa una maglietta blu decorata da una scritta stampata di colore giallo (recuperata dal mio armadio) e jeans dal cavallo basso più o meno larghi. Capita molto spesso che Abramo esca con qualche mio indumento addosso, secondo la sua personale opinione, l'intero mio guardaroba si potrebbe accostare perfettamente a qualche suo pantalone o maglietta. Noi siamo cresciuti assieme, e nel corso della vita i nostri gusti probabilmente, sono andati fondendosi, anche se, a primo impatto, Abramo appare molto più posato e curato nel suo vestire; io sono più grezzo, più "punk".
Ho gia sgolato più di metà birra quando raggiungiamo il restante del gruppo in Piazza Vittorio, Abramo invece l'ha gia finita. Io sto facendo davvero molta attenzione a farmela durare il più possibile, questo ovviamente perchè sono spiantato, sono al verde, non ho quasi più un euro in tasca. Anche il restante del gruppo sta bevendo, sono tutti alle prese con una bionda doppio malto, ma di quelle pesanti, quelle che veramente riescono a spappolarti con impressionante lentezza e costanza sia il fegato, che il cervello. Passano per primi i minuti, poi le mezzore, tutte rigorosamente scandite da bicchieri prima pieni, poi vuoti. Cocktail, birre, shot drink, è indifferente, la parola chiave è sballo. Io, stranamente invece, sono lucido, assisto un po’ in disparte al classico brindisi, alle decine di bicchieri alzati, alla lenta deformazione delle loro facce; i primi ad abbandonare i lori corpi, sono i filtri emotivi, poi sparisce l'equilibrio, la coordinazione, le proprietà lessicali vengono a meno, avanza l'incapacità
 
motoria, la confusione, la deformazione delle bocche, degl'occhi, degli zigomi. L'alienante lucidità a cui sono sottoposto e qualcosa d'insolito, strano, qualcosa a cui non sono abituato. Anche la mia reazione è altrettanto inaspettata; non li trovo divertenti, sono snervanti, il loro confusionare a voce alta mi turba, mi sento come un prete che festeggia l'unione di due vampiri... Sono completamente dissociato.
Mi sposto di qualche metro senza dare troppo nell'occhio, ho bisogno di fumarmi una sigaretta in pace, giusto il tempo di riprendere fiato. Mi appoggio al muretto che sovrasta la passeggiata lungo il fiume, quella stretta striscia d'asfalto che un tempo fungeva da strada per veicoli commerciali diretti ai vari magazzini, oggi, è la via più calpestata nelle notti torinesi, oggi è il centro della "movida", oggi è il vanto della Torino giovane. I magazzini, hanno lasciato il posto ai locali, che nel corso degl'anni si sono affollati; fatto sta che se passi una serata a Torino, i Murazzi, sono il centro caldo della vita notturna.
Sotto il mio sguardo si muove la folla, la massa, tutti con una simile direzione, tutti con una simile serata. La folla, vista da quassù mi spaventa, sembra che gli omini delle luci semaforiche abbiano preso vita e popolino un quartiere. La massa, omologata ad una società, prodotto finito di una catena in serie, schiavi di uno status, subordinati delle mode.
Noi siamo il frutto delle palestre casalinghe di media shopping, figli del sesso e delle sue continue allusioni, burattini in mano ad un gioco mediatico nato "per far muovere l'economia", siamo manichini vestiti, dotati di cervello preconfezionato. Uomo o donna non ha importanza, siamo una generazione di svuotati, proprio noi, che nei cromosomi conteniamo le grandi rivoluzioni del 68. La donna è tornata a essere oggetto, ma non per volontà altrui, è semplicemente arrivata l' era in cui è il sesso a far da padrone, e la donna sfrutta il testosterone maschile, lo lega ad un guinzaglio come si lega un cane, lo fa sbavare, fino a far scambiare di posto neuroni e spermatozoi. Così si possono occupare posti in parlamento, si può ottenere quasi qualsiasi cosa. L'abbigliamento della maggior parte della ragazze qua sotto, è un tributo all'erezione, e socialmente parlando, non ha più importanza se l'uomo rivede nella donna di tutti i giorni le porno star con cui alimenta le sua fantasie solitarie, perchè è la donna, che si sta avvicinando ad essere proprio quell'immagine. L'uomo non è certo da meno, ha perso il cervello e ha incrementato addominali e bicipiti, poi a grandi linee, il percorso rimane uguale, l'uomo è convinto di trasformarsi in miele per le api donne comprandosi Mercedes, mutande firmate e pompandosi muscoli con ogni mezzo, la donna è convinta di essere miele per api maschio sfruttando il proprio potenziale erotico.
Tutti siamo ancora accomunati da un grande fattore, lo sballo.
Siamo la popolazione giovane più avvelenata che abbia mai popolato questo pianeta, costantemente al ricerca di una sostanza in grado di fornirci una qualche tipo di alterazione; c'è chi, come me, rivede nella sua società l'inferno, e con queste, cerca di guadagnarsi un boccata d'ari fresca, delle ore di vero riposo mentale. Poi, c'è chi privo di stimoli emotivi, trova nelle droghe lo slancio, l'emozione, esattamente come lo si prova durante un'azione violenta, quando è il dolore a farti capire che sei vivo, quando un taglio, una lacerazione, non sono altro che gli unici punti in cui riesci a percepire la consistenza della vita stessa. Siamo orami privi d'istinto di auto conservazione, una massa di maniaci suicidi che in maniera ambigua e perversa, tutti i giorni, affila la lama che penzola sulla propria testa, senza la reale coscienza però, che quella lama, prima o dopo, cadrà.
Siamo il prodotto fallato di una catena in serie.
Mi riavvicino ai miei amici, e noto subito che anche noi, per quanto diversi dalla massa, ne siamo solo un suo derivato, un'altra forma, un'altro aspetto, ma anche noi, a nostro modo siamo stati "infettati", siamo un prodotto fallato, siamo semplicemente l'altra parte della massa.
Vaffanculo, decido di fottermi gli ultimi soldi in qualche bicchiere, ma non sono sufficienti a liberarmi
 
dai miei pensieri. Abramo, che mi conosce bene, se pur completamente ubriaco nota la mia inquietudine, e si avvicina a me barcollando, sbiascicando frasi incomprensibili e stringendo nella mano sinistra un biglietto da 20euro.
Sono le 5 del mattino, ora anch'io sono pieno di alcolici nello stomaco e mi tornano in mente le parole, in quel momento incomprensibili del mio amico mentre si avvicinava con in mano i soldi:
"Schhhtai easy.... Schee non sc'hai scholdi te la schfinazio io schta bevuta....non preoccuparscti"