Il cortometraggio che ho presentato è una storia d'amore assurda tra un ragazzo ed una idea inconcepibile, che gli causa visioni ed allucinazioni incontrollabili.
Il cortometraggio è semi-autobiografico.
Il cortometraggio è stato girato quasi interamente nella casa del protagonista trasformata in una grande installazione artistica per tutta la durata delle riprese.
Circa venticinque amici del protagonista hanno interpretato la parte degli amici immaginari.
La sceneggiatura e la regia sono di Emilio Vavarella.
Emilio Vavarella ha interpretato il protagonista.
L'idea di cui il protagonista è innamorato nel corto è in realtà quella di realizzare il corto stesso raggiungendo un assurdo "puro", questo rende il corto un'opera metacinematografica in cui realtà e finzione sono vicendevolmente parte l'una dell'altra.
RECENSIONE
L'opera racconta di una idea così inconcepibile da portare alla pazzia un essere umano, o forse racconta di come un'idea possa aprire la mente di un uomo alle infinite possibilità della fantasia.
I dieci minuti di routine in realtà presentano un inizio ed una conclusione ciclici, la cui chiave di volta per comprenderne lo svolgimento è la tavoletta del gabinetto.
Tutto inzia e termina con essa.
I titoli, ironici ed assurdi, in realtà contengono tracce di senso che vanno combinate, come fossero tasselli di un enigmatico puzzle.
Durante le varie scene decine di persone si affaccendano in varie attività insolite, sono probabilmente gli amici, veri o immaginari, che il protagonista visualizza accanto a lui.
Il protagonista non sembra curarsene e loro lo ricambiano allo stesso modo, eppure nei suoi pensieri, a dichiarazioni d'amore verso questa "idea", così potente e irrapresentabile, alterna domande sulla natura e il senso di ciò che vede.
Lui li vede, ma non riesce a interagire direttamente con loro.
Queste visioni che lo accompagnano sono dipendenti dal suo stato mentale, ma al tempo stesso ne sono indipendenti, vivono di vita propria, si riproducono autonomamente.
Sembra che basti un dubbio ad alimentarne la presenza, e un sentimento come l'amore per renderle estremamente reali.
Ciò che differenzia un essere umano da un'idea, è in fondo il dover rispettare alcune leggi della fisica e della logica.
Il protagonista si sente imprigionato da quelle leggi della "banale routine", che sono poi le leggi a cui noi tutti siamo sottomessi, in fondo invidia le sue visioni.
Questo perché ha avuto la fortuna di conoscere una idea sopraffina.
Ripete che una goccia d'acqua, cadutagli in testa, ha innestato in lui il seme di questa idea, lo ha fatto innamorare.
Che sia la realtà o solo una metafora poco cambia, un uomo che ha bevuto alla fonte della suprema fantasia, non riesce a ritrovare la pace, non riesce a sentirsi nuovamente così libero come in quell'attimo.
Il suo animo è tormentato tra la volontà di comprendere totalmente il senso dell'idea originaria, fonte di ogni visione, sentimento e angoscia, e la voglia di abbandonarsi anch'egli all'illogico.
Come ogni uomo, ambisce alla comprensione, vuole superare i limiti che gli sono imposti, ma teme ciò che non comprende del tutto.
Ne risulta uno stato d'animo particolare, che lo pone nello stato di essere e non essere al tempo stesso, il suo dubbio interiore lo rende un dubbio vivente, qualcosa a metà tra realtà e finzione.
Un'idea può essere irrapresentabile ma al tempo stesso onnipresente, non ha limiti e non può essere fermata.
Questo è ciò a cui noi uomini ambiamo profondamente, questo è l'archetipo alla base della ricerca della vana gloria a cui molti uomini si sono dedicati.
Ciò che egli prova per questa idea è puro amore, il sentimento supremo, poiché suprema è la sua voglia di assoggettarsi ad essa e ad esserne assoggettato.
Non vi è nulla di più superiore, non vi è spinta più autodistruttiva e catarticamente romantica che la ricerca dell'amore.
Una ricerca intesa come possibilità nichilistica di autodistruzione e di spinta allo stesso tempo verso il trascendente, nella sfera eidetica propria di concetti, idee e fantasie.
Un amore totale che sfuma nella sfera dell'assurdo quindi, estrapolando il senso e conducendolo al suo essere profondamente vero, fuori dai binari della logica e del comprensibile, ma tangibile come lo è un vero sentimento.











